
20 Marzo 2025
Come scritto a Prasanthi Nilayam oggi
L’ananda, o beatitudine, che proviamo quando la fame viene placata da un pasto, è di breve durata; la fame ci tormenta di nuovo dopo poco tempo. Il cibo consumato in grandi quantità provoca la nausea per quanto dolce e gustoso possa essere. Si dice che l’uccello mitologico Chakora si nutra soltanto del chiaro di luna ma possiamo stare certi che un eccesso di questo cibo gli sarebbe sgradito; anche il nettare ci stucca se continuiamo a mangiarlo all’infinito. Invece, la Beatitudine divina suprema (Brahmananda) è diversa, è innata nell’essere umano, è la sua stessa fonte e il suo sostentamento. Lo scopo dell’impegno umano è quello di portarla a manifestazione tramite gli stadi successivi del progresso spirituale. Un pesce posto in una ciotola artistica d’oro tempestata di gemme è infelice, non ha la beatitudine poiché non ha l’acqua che è la sua casa, la sua origine e il suo sostentamento; anche l’essere umano, per quanto lontano possa vagabondare, deve tornare alla sua casa originaria.
Discorso Divino del 23 novembre 1983
Più si controllano i desideri, più si è beati
Con Amore,
Baba
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